Sede ArpatMortaiolo – In relazione all’articolo da noi pubblicato il 9 gennaio 2014 (leggi qui), Arpat (“Agenzia regionale per la protezione ambientale”) replica dicendo che, finora, «l’Ufficio dei Fiumi e Fossi, peraltro, ad oggi non ha mai chiesto ad Arpat alcun parere in proposito su eventuali interventi di escavazione» e «in ogni caso, Arpat non impedisce di scavare i fossi, ma, caso mai, di mettere fanghi contaminati da metalli pesanti ed idrocarburi su terreni non idonei».

 

Inoltre, facendo riferimento al comunicato stampa emesso il 28 marzo 2013, afferma che «i Consorzi di Bonifica (“Ufficio dei Fiumi e Fossi”) sono gli Enti competenti alla realizzazione degli interventi atti a garantire la piena efficienza idraulica dei corpi idrici, programmano in modo autonomo gli interventi di manutenzione da eseguire periodicamente ed a tal fine sono titolati ad emettere specifici ruoli».
Pertanto, «tutte le attività devono essere svolte nel rispetto della normativa vigente, in particolare a riguardo del destino dei materiali derivanti dagli interventi di ricalibratura, la norma prevede chiaramente che l’utilizzo è vincolato dalla natura e dalla entità dei contaminanti presenti. I materiali di escavo – afferma ancora l’Ente –  vengono infatti recuperati all’interno del corpo idrico là dove siano compatibili con la destinazione d’uso; se invece i materiali non sono compatibili devono essere recuperati o smaltiti in altro luogo».


 

 

Arpat, infine, ricorda che «non ha tra i propri compiti il rilascio di nulla-osta o autorizzazioni  preliminari alla esecuzione dei lavori di manutenzione del reticolo idrografico di competenza dell’”Ufficio dei Fiumi e Fossi”; anche quando venisse esplicitamente richiesto il suo parere, l’Agenzia lo dovrebbe basare sul rispetto delle norme vigenti, che rappresentano comunque il riferimento della eventuale attività di controllo».