L’Intervista – JUANMARI, IL 21ENNE GUASTICCIANO CON LA PASSIONE PER IL CALCIO SI RACCONTA A COLLENEWS.IT

«Giocare è importante per mantenersi in forma, ma anche per socializzare, fare nuove amicizie… Da cosa nasce cosa: si conosce nuova gente, per poi andare assieme al pub, al mare o a ballare…»

L’Intervista – JUANMARI, IL 21ENNE GUASTICCIANO CON LA PASSIONE PER IL CALCIO SI RACCONTA A COLLENEWS.IT

Guasticce Juanmari Botteghi è un ragazzo di Guasticce con la passione per il calcio. Una passione, questa, che lo ha portato a fondare, con altri amici, una squadra di calcio a 5: l’A.S. Guasticce. Per lui «giocare è importante per mantenersi in forma, ma anche per socializzare, fare nuove amicizie». Sì: perché da cosa nasce cosa: «si conosce nuova gente, per poi andare assieme al pub, al mare o a ballare…». Il suo idolo? Andrés Iniesta. Ecco come si racconta il 21enne guasticciano, rispondendo alle domande dell’intervista di Collenews.it.

 

Juanmari, quando è nata in te la passione per il calcio?

«Quando ero piccolo: fin da subito mi piaceva dare calci al pallone e così i miei genitori hanno deciso di portarmi a giocare a pallone nella società del Livorno è da lì, dopo tante partite e tanti allenamenti, ho capito che era veramente quello che volevo fare. Da lì è nata la mia passione; tanti anni a giocare a calcio, tanti anni a seguire il calcio, tutt’ora lo faccio e penso di farlo per sempre perché è quello che mi piace fare».

Come è evoluta nel tempo questa passione?

«Ho iniziato nel Livorno fin da quando ero piccolo e ho finito dopo altri 10 anni, sempre giocando nel Livorno, alle volte con ragazzi più grandi o più piccoli, però sempre del Livorno. Dopodiché ho smesso di giocare a pallone, per vari motivi; non ho più fatto niente per anni fino a che non ho iniziato nuovamente a giocare a calcetto con gli amici, fino a che siamo arrivati al punto di inventare qualcosa noi per giocare»,

Ti riferisci alla squadra che avete fondato voi, autogestita…

«Sì: l’A.S. Guasticce, calcio a 5»,

Quanto è importante per un ragazzo alla tua età fare sport e cosa significa anche in termini di amicizia, socializzazione?

«È importante perché comunque a quest’età si devono fare tante amicizie, ci si deve mantenere in forma. Siamo giovani, quindi la buona attività sportiva è fondamentale per i giovani. E anche dal punto di vista dell’amicizia è una cosa buona perché si conoscono tante persone; affrontando infatti questi campionati ho fatto amicizia anche con altri giocatori delle squadre avversarie e, conoscendoli, piano piano ho fatto amicizia con loro e ora siamo molto legati».

Immagino sia un “da cosa nasce cosa”, nel senso che si iniziano a fare gli allenamenti e le partite assieme, poi si va magari a giocare a biliardo, al pub… Insomma: dallo sport si passa poi condividere momenti la sera assieme…O sbaglio?

«Giusto! Infatti con questi ragazzi nuovi, oltre le partite che abbiamo giocato assieme, andiamo a volte al mare oppure a bere qualcosa nei pub, anche a ballare… È nata una bella amicizia».

Quanto ti impegnano la gestione della squadra (visto che è una squadra autogestita) e gli allenamenti in termini di tempo: è un bell’impegno?

«Diciamo non grandissimo, comunque, perché alla fine ci sono le partite il fine settimana o infra-settimanali, dipende quando esce il calendario. E ogni tanto ci andiamo ad allenare per conto nostro (che sia una corsa o passaggi col pallone, due volte a settimana). Quindi non è molto impegnativo, anche perché c’è gente, nella squadra, che lavora, che studia… Quindi è bene così affinché si concilino tutte le cose».

Hai uno o più idoli fra i calciatori famosi? Idoli o modelli…

«Mi piace molto un calciatore; mi ispiro a lui, anche se non c’entra molto col mio ruolo (io sono un esterno): è Andreas Iniesta, un giocatore spagnolo che tuttora gioca; è una leggenda del calcio, per me il giocatore più forte, uno dei centrocampisti più forti della storia».

Cosa ti piace di lui in modo particolare?

«La visione che ha di gioco; quindi i passaggi che inventa, la giocata che fa per dribblare gli avversari, andare in porta o aiutare i compagni per far fare loro goal».

Lo spirito di squadra, insomma…

«Sì, lo spirito di squadra, anche fuori dal campo perché è molto importante essere bravi dentro, ma anche fuori dal campo che è una cosa che non tanti giocatori hanno».

Hai mai incontrato qualche calciatore famoso?

«Qualche giocatore del Livorno, oppure tramite il mio babbo che era nel mondo del Livorno ho conosciuto tanti giocatori. Giocatori famosi come Ronaldo, no: mi manca questo, mi piacerebbe».

Beh, sei molto giovane: hai tempo…

«C’è tempo: sì. Vediamo se ho fortuna».

Cosa ti senti di consigliare ai ragazzi che vogliono avvicinarsi al mondo del calcio? Ragazzi magari più giovani di te, che non sanno come muoversi, come partire, come gestire questo impegno, questa passione?

«Anzitutto è importante avere la voglia di giocare; una volta che c’è la voglia, dedicarsi con passione, con forza e con continuità a questo sport, che porterà gioie. Quindi, magari chi non ha la possibilità di giocare a calcio a 11 può magari fare qualcosa così come abbiamo fatto noi: creare una squadra con dei compagni e giocare magari in un campionato o qualche partitella ogni tanto, che – come dicevamo prima – fa bene sia alla salute che alla socializzazione».

Quindi, insomma… partire magari con poco, ma partire.

«Sì, sì: l’importante è fare qualcosa, quello che piace: se ad uno piace giocare a calcio è giusto che provi, si diverta, soprattutto i più piccoli».

Come immagini il tuo futuro calcistico?

«Ho intenzione di ritornare a giocare a 11; vediamo se riesco a trovare qualche squadra. Comunque sempre mantenermi all’interno del mondo del calcio, giocando e facendo attività sportiva, sia per tenermi in forma che per passione. Fare sport aiuta ad aprirsi e a diventare un pochino più estroversi».

 

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