STAGNOStagno La principale causa delle maleodoranze che i residenti di Stagno hanno più e più volte avvertito è da ricondurre ad un impianto di trattamento degli effluenti liquidi (impianto TAE) per il quale peraltro ENI aveva già dichiarato di voler intervenire con l’implementazione di una serie di adeguamenti tra cui la sostituzione degli aeratori superficiali delle vasche di ossidazione. É quanto emerge dal resoconto delle attività svolte da ARPAT ed ISPRA.

 

Il Comune e ARPAT fanno dunque il punto sulle iniziative intraprese, con ISPRA e Ministero dell’Ambiente, per l’attività di risanamento delle emissioni odorigene provenienti dalla Raffineria ENI a seguito dei numerosi episodi di maleodoranze percepite dalla popolazione di Stagno. Cattivi odori che iniziarono nell’estate 2014 e si verificarono nuovamente nel periodo dicembre 2014 – gennaio 2015 e che fecero avviare, grazie alle tempestive e precise segnalazioni da parte dei cittadini e del Consiglio di Frazione, una serie di controlli tecnici da parte del dipartimento ARPAT, su richiesta dell’Amministrazione Comunale, presso gli impianti della Raffineria ENI e presso altri impianti presenti sul territorio interessato dal fenomeno.


 

Gli esiti dei sopralluoghi e degli accertamenti svolti hanno riscontrato la presenza effettiva di maleodoranze che qualitativamente non risultavano sempre della stessa natura. A seguito di tali interventi , ARPAT ha effettuato una serie di approfondimenti che nel marzo 2015 hanno permesso di ricostruire gli episodi ed individuare le probabili sorgenti di emissione. Una prima ipotesi era legata ad un evento di fermata degli impianti carburanti nella Raffineria, ma si è potuto escludere che tale anomalia abbia avuto effetti significativi sulla qualità dell’aria nell’insediamento abitativo di Stagno. Il modello diffusionale elaborato da ARPAT ha invece individuato il depuratore delle acque reflue dello stabilimento ENI, gestito dalla società TAE, come la principale causa delle maleodoranze percepite.

 

La relazione è stata inviata da ARPAT ad ISPRA, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale in quanto soggetto titolare delle attività di controllo sulla Raffineria, in riferimento all’Autorizzazione Ambientale Integrata ministeriale, suggerendo degli accorgimenti tecnologici che si sono dimostrati risolutivi per problematiche simili in altre realtà industriali (sostituzione degli aeratori superficiali, copertura del comparto e filtro per trattenere i composti organici volatili). A seguito di ciò, il Ministero dell’Ambiente ha diffidato ENI a realizzare cautelativamente degli interventi di contenimento degli odori e a comunicare le misure di mitigazione più appropriate che la società intende realizzare, secondo quanto indicato nella relazione ARPAT, fornendo anche il relativo cronoprogramma.

 

Ad aprile, la società ENI ha risposto indicando la volontà di realizzare un’attività di monitoraggio delle emissioni odorigene da cui desumere l’impatto olfattivo all’esterno dello stabilimento, identificare le sorgenti più significative e procedere ad un’attività di risanamento. Sono stati così individuati alcuni interventi da realizzare, con  le relative date di adeguamento, mentre per altri la società ha preso impegno di  presentare una relazione sulla loro fattibilità entro settembre 2015.

 

A maggio 2015, ISPRA ed ARPAT hanno eseguito il controllo annuale presso la Raffineria ENI effettuando anche uno specifico sopralluogo presso l’impianto di depurazione e riscontrando che è stato realizzato il potenziamento dell’esistente sistema di nebulizzazione di prodotto odorizzante, che però non risulta risolutivo del problema.

 

Un report quadimestrale ISPRA, nella relazione inviata al Ministero dell’Ambiente a giugno 2015, sottolinea che il piano di interventi proposto da ENI può essere considerato un valido strumento per il superamento della diffida, purché la società produca un report quadrimestrale con gli stati di avanzamento di ognuna delle attività di risanamento individuate, fino alla loro completa realizzazione. Il report servirà sia per verificare il rispetto delle date proposte entro il 31 dicembre 2016, sia per delineare le risultanze degli studi e dei monitoraggi circa la fattibilità degli interventi.

 

Gli interventi Questi, dunque, gli interventi che ENI dovrebbe mettere in campo: sostituzione delle turbine superficiali; ripristino della turbina nella vasca di trattamento; nebulizzazione dei prodotti odorizzanti e copertura delle vasche di ossidazione. Per quest’ultimo, è necessario tuttavia uno studio di fattibilità. Tutte le misure dovrebbero esser concretizzate entro la fine del 2016.

 

Una pluralità di sorgenti «I sopralluoghi effettuati nell’ultimo periodo, da giugno a luglio – così Lucia Rocchi, responsabile ARPAT di Livorno – a seguito di ulteriori segnalazioni per maleodoranze a Stagno e Guasticce, confermano che le sorgenti possono essere identificate all’interno della Raffineria ENI, ma evidenziano la concorrenza al fenomeno anche di altre attività industriali collocate nelle immediate vicinanze della Raffineria nell’area nord del Comune di Livorno».

 

Redistribuzione equa per gli interventi di mitigazione Il sindaco Bacci, dal canto suo, ha espresso la piena fiducia negli organi di controllo. «Alla luce dei controlli che abbiamo chiesto di avviare agli enti competenti in materia, emerge che nell’area sottoposta a indagine insistono molte attività con alta potenzialità di emissione di sostanze odorigene che concorrono quindi al fenomeno segnalato. L’auspicio dell’Amministrazione Comunale è che gli interventi di mitigazione possano essere ridistribuiti equamente fra tutte le attività coinvolte per raggiungere una definitiva soluzione ai disagi avvertiti dai cittadini del territorio di Stagno».

 

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