BracciVicarello Residente a Grecciano, 66 anni, scenografo e regista in teatro nel campo della lirica, esperto di arredo urbano. Stiamo parlando di Stefano Bracci, candidato al secondo mandato consecutivo nel Consiglio di Frazione di Vicarello. Assieme a Simona Mattolini, si presenta nella lista di Forza Italia, partito con cui, nel maggio 2014, ha sfidato Lorenzo Bacci per la poltrona di Sindaco di Collesalvetti.

 

Bracci, quali sono le ragioni che l’hanno spinta a ricandidarsi?


«Per prima cosa, mi ricandido perché da cittadino mi sembrava interessante e importante poter partecipare alla vita sociale di questo Comune, di questa Frazione e della realtà che viviamo quotidianamente. Anche se, a causa del mio lavoro, sono sempre in giro, ho sempre partecipato alle riunioni del Consiglio di Frazione. Inoltre, mi ricandido perché ho trovato delle persone squisite e, per questo, nutro la speranza che le stesse persone che facevano parte di questo Consiglio possano essere nuovamente presenti nei prossimi cinque anni. Infatti, non abbiamo mai agito dietro bandiere o schieramenti, ma abbiamo sempre guardato alle necessità del cittadino».

 

Quali sono stati gli aspetti positivi del Consiglio di Frazione di Vicarello in scadenza?

«Oltre allo spirito che si è venuto a creare, questi cinque anni sono stati positivi anche per  i problemi che siamo riusciti ad affrontare. Il primo riguarda il progetto del piccolo aeroporto che sarebbe dovuto sorgere nella zona di Grecciano, dove era stato stabilito che sarebbero stati costruiti degli hangar di 10 metri di altezza e un nucleo abitativo. Poi, tanti altri piccoli problemi quotidiani e questioni più grandi, come, ad esempio, il Comparto Ferrovia».

 

Quali tematiche, invece, dovrebbero essere affrontate nel prossimo quinquennio?

«Esistono tre grandi problemi nella nostra zona. Il primo è legato alla messa in sicurezza del territorio dal punto di vista idrogeologico. Il secondo è la messa in sicurezza del nostro patrimonio, ovvero del palazzo dove risiede della Scuola Schumann: non possiamo permetterci di perdere questo importante serbatoio di 120 giovani. Il terzo, infine, è trovare, tramite l’Amministrazione Comunale, nuove strade per quanto riguarda il discorso occupazionale: è vero che oggi guardiamo alla grande industria, ma dobbiamo ricordarci che il nostro territorio ha un enorme bagaglio culturale composto dagli antichi mestieri artigiani conosciuti dai nostri anziani. In definitiva, dobbiamo dare un’arma in più ai nostri giovani per consentire loro di trovare lavoro».