fiera GuasticceGuasticce Il clima non era certo dei migliori, ma nonostante questo la consueta fiera di ottobre è tornata anche quest’anno a rallegrare gli abitanti di Guasticce. Con meno banchi, causa appunto il maltempo, ma è tornata. É un’occasione importante, la fiera, per i guasticciani. Perché consente a grandi e piccini di ritrovarsi, di stare un po’ insieme, lasciando da parte, almeno per un po’ di tempo, i problemi di casa e del lavoro, le bollette da pagare, la burocrazia a cui star dietro, le divergenze politiche e di vedute in generale.

 

Lasciar da parte tutto questo per ritrovarsi assieme a passeggiare lungo via Grocco e piazza Don Valeri, magari sgranocchiando del croccante e facendo un po’ di shopping. Assieme a dolciumi vari, infatti, si son potuti trovare articoli di abbigliamento, orecchini, collane, utensili per la cucina (per i più grandi), ma anche giocattoli (per la gioia dei più piccoli). Una realtà, la fiera, che ha accompagnato la crescita di tante generazioni. Gente che la viveva da bimbo tanti anni fa, ora la rivive da adulto, spesso con tanta malinconia per i bei tempi andati. Fra queste persone, Delia Menicagli. A lei Collenews ha voluto lasciare spazio per un ricordo di questi tempi che furono e per una riflessione sul cosa possiamo fare oggi perché questa occasione torni ad avere la stessa magia di un tempo. Non dimenticando – tutt’altro! – di citare una figura che tanto ha rappresentato per le generazioni passate: Don Giovanni Valeri.


 

Delia Menicagli

Delia Menicagli

Il ricordo e la riflessione «La fiera del paese – così Delia Menicagli – da sempre è uno dei momenti più importanti per tutti i guasticciani. Ciascuno di noi ricorda con quanta euforia, da bambini, ci affacciavamo a quei vetri  che allora erano giganti, appiccicati a guardare quanti e quali banchi sarebbero stati a nostra disposizione per tutto l’intero giorno. Andavamo a scuola con gioia, sentivamo già a metà mattina quel profumo di croccante che invadeva le piccole vie del nostro amato paese. Oggi, quell’euforia non cambia. Cambiano i contesti, è ovvio. Ma mi assale una profonda malinconia per come è cambiata questa nostra società. Un tempo era durante la fiera che ritrovavamo abitanti che non vedevamo ogni giorno, nonne che non venivano più di tanto a trovarci, era un giorno di autentica festa».

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«Mi chiedo cosa possiamo fare oggi perché questa occasione torni ad avere la stessa magia di un tempo. E nel chiedermelo, è innegabile che pensi ad una splendida persona che tutto dava e poco sembrava ricevesse. Il Nostro DonGi, Don Giovanni Valeri, a cui la piazza davanti alla nostra parrocchia è stata dedicata con profondo amore ed orgoglio, faceva della fiera qualcosa di speciale, se mai si potesse sperare di più. La sua pastorale, il Vangelo del pastore in mezzo agli altri, hanno costruito nel tempo mattoni che oggi, non possiamo dimenticare . Mi chiedo cosa possiamo fare. Per non metterli semplicemente nella sacca dei ricordi. Ad oggi, forse, godere del senso di gratitudine che proviamo per averlo conosciuto e vissuto nelle nostre dolcissime vite di bimbi. E fare il possibile affinchè in questo momento epocale così difficile e smarrito, tutte quelle “cose belle” che ci ha lasciato, tutti quei mattoni colorati di umiltà, trovino senso e casa nelle nostre vite da “grandi”».

 

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