Andrea Romano

Dario Fattorini (sx) con l’on. Andrea Romano (dx)

Collesalvetti Jobs act, riforme istituzionali, diritti civili, riforma della scuola, ma anche immigrazione, federalismo fiscale, leggi elettorali e caso Moro. Sono questi i temi trattati lunedì sera dall’onorevole Andrea Romano, deputato PD, invitato dal circolo colligiano del suo partito per una serata di confronto e dibattito politico con gli iscritti.

 

IL CASO MORO Il primo tema che il presidente del circolo, Dario Fattorini, ha voluto dibattere con l’onorevole Romano riguardava il caso Moro. Non a caso visto che era il 16 marzo e proprio il 16 marzo 1978, giorno della presentazione del nuovo governo, il quarto guidato da Giulio Andreotti, l’auto che trasportava Moro, dalla sua abitazione alla Camera dei deputati, fu intercettata da un commando delle Brigate Rosse all’incrocio tra via Mario Fani e via Stresa. Gli uomini delle BR uccisero, in pochi secondi, i cinque uomini della scorta e sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana. Romano, peraltro, fa parte proprio della commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro. Il deputato ha ricordato di essere uno storico. «Quello delle commissioni parlamentari d’inchiesta – ha ricordato il deputato – è un lavoro complicato che in parte somiglia a quello della Magistratura, in parte a quello dello storico e poi è anche il lavoro di chi deve esprimere una valutazione politica».


 

JOBS ACT Poi il presidente del circolo ha condotto Romano a parlare del Jobs Act, definito da Fattorini come «il risultato più cospicuo ottenuto dal governo Renzi». Nel ricordare come questa rappresenti una «rivoluzione in materia di diritto del lavoro», Fattorini ha parlato con Romano dello scontro con i sindacati, ma anche di quello interno al partito. Romano ritiene che «il punto principale del Jobs Act non sia l’articolo 18. Si supera – ha detto il parlamentare – una disparità che esisteva nel mondo del lavoro italiano: fra quelli che avevano un lavoro a tempo determinato e coloro che lo avevano a tempo indeterminato; una disparità in accesso».

 

Andrea Romano 2Il lavoro a tempo indeterminato «I dati – ha ricordato il deputato – ci raccontano che fino a poco tempo fa erano pochissimi coloro che riuscivano ad avere un lavoro a tempo indeterminato, che è l’unico lavoro su cui si può costruire un futuro, una famiglia, ottenere un mutuo. Questa difficoltà era dovuta anche ad una legislazione che rendeva estremamente più conveniente, per chi aveva la possibilità di offrire un posto di lavoro, offrirlo a tempo determinato. Questa legge ha il merito di superare questa forma di disparità e rendere più facile dare lavoro a tempo indeterminato. Questa legge da sola non è una bacchetta magica per la quale da domani sarà più semplice trovare lavoro – la situazione rimane drammatica – ma è comunque un dato importante».

 

Gli sgravi fiscali «Gli sgravi – è un dato di oggi (lunedì, ndr) – dureranno 3 anni e fanno sì che chi assume una persona a tempo indeterminato risparmi 6.000 euro l’anno. Le imprese che hanno richiesto – sono dati di stamattina (lunedì, ndr) – gli sgravi fiscali sono già 70.000. Non è un dato miracoloso, ma è comunque un segnale importante. E’ ovvio – ha sottolineato Romano – che esistono anche imprenditori furbi, che si approfitteranno di questa legge per avere lo sgravio e poi… Ma sono previste anche norme punitive per cui quell’imprenditore che avrà lo sgravio e poi licenzierà non è che potrà continuare a fare il furbo per tanto tempo. Il merito di questa legge non è rendere più facili i licenziamenti, ma le assunzioni, che è quello che serviva».

 

La critica al mondo sindacale Quanto al mondo sindacale, la critica di Romano è di «non aver capito e difeso i diritti di quei giovani che erano condannati ad avere un lavoro a tempo determinato, quei giovani che aprivano una partita iva non perché imprenditori o artigiani ma perché costretti per avere anche solo un tozzo di pane. Quella parte del mondo del lavoro, meno tutelato, è stata anche meno tutelata da parte del sindacato. Questo periodo rappresenta una sfida al sindacato. Il fatto che fra gli iscritti al sindacato prevalgano di gran lunga i pensionati piuttosto che i giovani dà il senso di una difficoltà dell’organizzazione del mondo sindacale che non è riuscito a rappresentare il mondo del lavoro e le sue trasformazioni. Sta al sindacato avere quello scatto di innovazione che gli faccia capire dove devono essere giocate le difese».

 

Un «risultato positivo» «Io credo – ha concluso il deputato – che il risultato netto di questa riforma sarà positivo, non subito, benché i primi segnali siano positivi, ma fra 6 mesi / 1 anno noi vedremo, non la fine della crisi, ma un andamento dell’occupazione certamente migliore rispetto ad adesso».

 

LA RIFORMA DELLA SCUOLA Romano ha parlato anche della riforma della scuola definendola «buona, per un dato molto concreto: è la prima volta in tanti anni che si investono soldi nella scuola». «Si rimotiva il corpo docente; gli insegnanti hanno visto un crollo verticale della loro dignità professionale». Il parlamentare ha ricordato anche la disparità di trattamento economico fra gli insegnanti italiani e quelli di altri paesi europei: «si torna anche a dare qualche soldo in più agli insegnanti».

 

FEDERALISMO FISCALE, LEGGI ELETTORALI, IMMIGRAZIONE A seguire, Fattorini ha dibattuto con Romano anche il tema del federalismo fiscale, le leggi elettorali regionali, l’immigrazione ed i diritti civili. «E’ stato un errore abbandonare Mare nostrum – ha detto Romano – perché permetteva risultati, a mio parere, più efficienti Si è detto che il suo superamento era per avere un coinvolgimento maggiore dell’Europa, ma ad oggi questo non c’è stato». Quanto ai diritti civili, Fattorini ha chiesto a Romano perché in tema di unioni omosessuali la legislazione sia bloccata e se mai l’Italia riuscirà ad allinearsi alla legislazione europea. «Penso di sì – ha risposto Romano – io non ho mai pensato che questo tema sia di Sinistra (poi, di fatto, lo è); in Europa questa battaglia è fatta anche da governi che di Sinistra non sono. In Italia… non devo spiegarvi io perché questa battaglia è così faticosa. Qui siamo a Collesalvetti e non a Roma; fossimo stati là, vi avrei risposto: “perché qui a due passi c’è il Cupolone”».