Consiglio ComunaleL’editoriale Il Vicepresidente del Consiglio Comunale, questo sconosciuto. Davamo conto su queste pagine (leggi qui e qui) già nei mesi scorsi dell’impasse che caratterizza l’elezione di questa figura istituzionale fondamentale che «supplisce il Presidente in tutte le sue funzioni in caso di assenza o di impedimento», come recita l’articolo 13 comma 3 dello Statuto Comunale. Ma cos’altro stabilisce lo Statuto dell’Ente riguardo a questa figura e perché si è giunti a questo impasse, che si protrae dal 13 giugno scorso?

 

Qual’è la minoranza se ce sono due? La norma più problematica, quella che sta generando l’impasse e il rituale delle schede bianche è contenuta sempre nell’articolo 13 comma 3 dello Statuto: «il Vice Presidente viene eletto nello schieramento opposto rispetto a quello del Presidente con  riferimento alla maggioranza e alla minoranza scaturita dalla elezione del Sindaco e del Consiglio Comunale». Già! Ma di minoranza, nella composizione del Consiglio Comunale così come da risultati delle ultime elezioni, non ce n’è una sola, bensì due: il Movimento 5 Stelle (con 3 consiglieri) e Forza Italia (con 1 consigliere). La maggioranza, cioè il PD, attenderebbe che queste due forze politiche trovassero un accordo e le presentassero un candidato unico, per poterlo votare. Ma così non è. I pentastellati non arretrano di un passo ed il forzista, idem. Né – è molto verosimile – arretreranno per sfinimento. I grillini, infatti, per dna politico, non arretrano per definizione, né fanno accordi (vedasi la posizione politica assunta, a livello nazionale, sul Patto del Nazareno) e Forza Italia, dal canto suo, sembra poco incline a cedere ai pentastellati la poltrona della vicepresidenza del Consiglio, visto e considerato che questi ultimi hanno già ottenuto la presidenza dell’importante commissione “Controllo e garanzia”. 


 

Le 3 possibili soluzioni A questo punto, le vie praticabili sembrano essere 3. La prima: ripetere il rituale delle schede bianche seduta dopo seduta e procrastinare all’infinito l’elezione di questa figura istituzionale, potenzialmente per tutta la legislatura (così da far “passare alla storia” questa legislatura per questo impasse istituzionale). Se questo sembrasse ridicolo, la maggioranza potrebbe riprendersi in mano la palla e risolvere lei l’impasse, votando un candidato pentastellato o quello forzista, ma si esporrebbe all’accusa di violazione della norma secondo cui «il Vice Presidente viene eletto nello schieramento opposto rispetto a quello del Presidente», laddove si interpreti questa norma nel senso per cui la minoranza – o le minoranze, come detto c’è una discrepanza fra la normativa e la realtà – designa un candidato e la maggioranza semplicemente lo ratifica col proprio voto. In ultima alternativa, prima di ripetere la votazione, che più che verosimilmente porterebbe ancora una volta ad un nulla di fatto, il Consiglio Comunale potrebbe votare modifiche allo Statuto Comunale al fine di colmare questo divario fra normativa (che parla di «minoranza») e realtà (nella quale ci sono 2 minoranze); al fine di stabilire con maggiore precisione normativa di chi deve essere espressione il vicepresidente (se della minoranza n° 1 o della minoranza n° 2) e magari aggiungendo qualche dettaglio procedurale un po’ più specifico. Ma queste modifiche allo Statuto chi le voterebbe? La sola maggioranza?! Mossa delicata, considerato che si va a modificare una normativa a tutela della minoranza o delle minoranze. La maggioranza e una opposizione?! Ma così l’altra minoranza può accusare la precedente di “collusione” con la maggioranza ai propri danni. Dal punto di vista normativo, non se esce neppure in questo caso. Perché l’articolo 6 comma 4 del decreto legislativo n° 267 del 18 agosto del 2000 stabilisce la maggioranza dei due terzi per le modifiche statutarie, a garanzia delle regole del gioco condivise da tutti (o quasi). Ma quei 2/3 ce li ha il PD, da solo. La partita adesso è tutta politica.

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