ScateCollesalvetti Voci in questo senso non erano mancate. Ma Maurizio Scatena non ci sta e, intervistato appositamente sulla questione, sulle pagine di questo giornale smentisce ogni voce secondo la quale le sue dimissioni da segretario dell’Unione Comunale del Partito Democratico siano ricollegate alla sua mancata elezione a Presidente del Consiglio Comunale.

 

 

Scatena, alcuni sostengono che lei abbia rassegnato le sue dimissioni da segretario dell’Unione Comunale del PD in polemica per non esser stato eletto presidente del Consiglio Comunale. E’ così?


«No. Le mie dimissioni erano già state preannunciate prima delle elezioni amministrative. Ho chiuso il mio ciclo. Un ciclo che iniziò nel 2010 quando fui chiamato, vista la mia lunga esperienza politica e amministrativa, a questo incarico. Ho infatti  fatto il vicesindaco a Collesalvetti per 9 anni, dal 1995 al 2004 e l’assessore provinciale. Per 4 anni, inoltre, ho ricoperto il ruolo di segretario provinciale della Margherita. Per questo fui chiamato a fare il segretario; come uomo d’esperienza e per l’unità del partito. C’erano infatti delle divisioni nel partito al momento delle primarie che poi vinse Bacci. L’ultimo, ottimo, risultato elettorale per il PD è anche merito mio».

 

Secondo un’indiscrezione giunta alle mie orecchie da fonti PD, ma non solo, lei avrebbe detto: “I ragazzini mi hanno fatto fuori” in polemica con la componente più giovane e rottamatrice del partito. Conferma o smentisce?

«Assolutamente no. Malignità! E’ prevalsa una volontà, legittima, dei giovani di voler svolgere loro ruoli di rilievo. Mi sembra di aver assecondato questa volontà, visto che in lista ho messo gente giovane e nuova».

 

Non c’è dunque alcuna polemica, alcun problema?

«Problemi, non lo so. Polemiche, da parte mia, no. Ho consegnato le mie dimissioni al presidente dell’Assemblea Comunale, Paolo Nanni, che avrà l’onere, a questo punto, di individuare una candidatura unitaria».

 

In tutta sincerità, si aspettava di essere eletto Presidente del Consiglio Comunale?

«Poteva essere anche un riconoscimento a quel che ho fatto. Il ruolo di amministratore, comunque, l’ho già ricoperto; quello di Presidente del Consiglio Comunale, poteva essere d’aiuto per i giovani. Alla fine, però, è prevalso un ragionamento diverso: si è deciso di accelerare un percorso. Ora, ad ogni modo, iniziano i problemi veri ed importanti; ora c’è da amministrare e c’è la questione Livorno. C’era infatti la questione, come sa, del piano strutturale congiunto, etc… Ma, da Nogarin ancora nessuna notizia sugli obiettivi programmatici».

 

Lei ha rassegnato le sue dimissioni lasciando il suo partito privo di segretario in una fase molto delicata, quella dell’iter di bilancio, una fase politico-amministrativa molto significativa e delicata. Peraltro, lei era l’unico segretario politico della maggioranza, che a Collesalvetti è, adesso, monocolore. Scusi se insisto, ma può sembrare una “vendettina” contro il suo partito per metterlo in (relativa) difficoltà come “punizione” per non averla eletta Presidente del Consiglio Comunale.

«Non sono un tipo vendicativo. Non avendo più responsabilità politiche, cercherò ora di disintossicarmi dalla quotidianità della politica. Voglio adesso ragionare – e più liberamente – sui problemi, molto seri, della gente. Dal Sindaco fino all’ultimo consigliere comunale, ciascuno deve avere grande umiltà. Ogni atto approvato può potenzialmente creare difficoltà ai nostri cittadini».

 

Cosa pensa dell’attuale Presidente dell’Aula, Irene Visone?

«Irene è una brava ragazza con 5 anni di esperienza in Consiglio Comunale. E’ stata anche presidente di commissione. E’ sicuramente all’altezza del ruolo. Il partito ha lavorato per un equilibrio di genere; anche il vicesindaco, infatti, è donna».

 

Chi vedrebbe bene nel ruolo di prossimo segretario dell’Unione Comunale del PD e chi realisticamente pensa possa essere eletto?

«Non lo so. E’ un lavoro che sta facendo Paolo Nanni con grande serietà. Paolo ha ricoperto per 15 anni il ruolo di assessore provinciale; garantisce saggezza. Ho grande rispetto per il suo lavoro; non voglio mettergli i bastoni fra le ruote. Comunque, non ho nome preferito, né uno che ritengo realisticamente possa essere eletto. E’ una scelta che dovrà venire dalla base e dovrà essere quanto più condivisa possibile».

 

Cosa farà adesso?

«Il consigliere comunale. Faccio parte anche di alcune associazioni culturali a livello provinciale e cercherò pertanto di dare il mio contributo facendo cultura politica».