Collesalvetti – Che fra il Partito Democratico ed il Movimento 5 stelle non corresse buon sangue, a tutti i livelli, è cosa nota a tutti. Certo è che l’Ordine del Giorno presentato dal PD nel Consiglio Comunale colligiano del 30 gennaio scorso rappresenta un ulteriore elemento di contrapposizione politica, talmente forte e decisa da far pensare che se un’ipotetica alleanza a livelli più elevati era pura fantascienza, ora è fantascienza (o più) anche a livello di governo del territorio negli Enti Locali. Quantomeno… nel Comune di Collesalvetti. La richiesta di impeachment per il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, annunciata nell’Aula di Palazzo Madama dal capogruppo dei pentastellati, Vincenzo Santangelo, ha infatti mandato su tutte le furie il PD locale, che, appunto, ha presentato in Consiglio Comunale un Ordine del Giorno di un tale peso politico da far letteralmente tremare i polsi. Una contrapposizione politica a livelli elevatissimi.

 

Il documento firmato PD Nell’atto consiliare si «esprime solidarietà politica e umana al Capo dello Stato Giorgio Napolitano per la richiesta di messa in stato d’accusa per “attentato alla costituzione” avanzata dal M5S e per essere stato definito dal deputato Sorial “un boia che sta avallando una serie di iniziative per cucire la bocca alle opposizioni e tagliarci la testa». Si esprime poi «preoccupazione per le continue provocazioni, per gli insulti inaccettabili e volgari, estranei a un confronto civile e per gli atteggiamenti squadristi di violenza verbale e di impedimento fisico all’esercizio della libertà e delle funzioni nelle sedi parlamentari che hanno come obiettivo la progressiva delegittimazione delle istituzioni democratiche». Infine, l’ordine del giorno firmato dal capogruppo PD in Consiglio Comunale, Libera Camici, chiede «che di fronte a queste iniziative tutte le forze democratiche reagiscano con determinazione a difesa delle istituzioni e della democrazia italiana»; auspica «che l’ufficio di presidenza della Camera sanzioni in modo severo ed esemplare questa inaccettabile espressione e questi atteggiamenti che vilipendono il Presidente della Repubblica ed offendono tutti gli italiani» e chiede «che il presente odg venga inviato al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato e a tutti i Capogruppo di Camera e Senato».


 

La reazione del PdL Dal canto suo, il capogruppo del PdL, Giuseppe Iurescia, ha parlato di una «tendenza politica ad esagerare». «L’unica persona – ha proseguito il consigliere di opposizione – che di fronte ad una disgregazione generale ha cercato di sanare un po’ la situazione è proprio Giorgio Napolitano». Per Iurescia, proprio «il Capo dello Stato aveva il progetto di salvare il territorio nazionale sotto il profilo politico». «Accusare il Capo dello Stato di essere un boia – ha concluso – non è grave, è gravissimo». Stanti queste premesse, il capogruppo del PdL ha annunciato il suo voto favorevole al documento del PD.

 

La reazione di Rifondazione Comunista ed il battibecco col Presidente del Consiglio Comunale Questa, invece, la reazione del capogruppo di Rifondazione Comunista, Valerio Cignoni: «Il mio partito ed io stesso siamo di spirito pacifista, non guerrafondai e perciò condanniamo ogni violenza, anche se verbale, soprattutto se questa violenza viene operata da qualcuno che siede in Parlamento. Chiamare “boia” il Presidente, anche se dovremmo analizzare il contesto in cui è stato detto, è senz’altro da condannare e censurare, però vorrei dire anche un’altra cosa: un Ordine del Giorno così mi sembra un po’ eccessivo. Io avrei fatto volentieri un documento di condanna a quel deputato, condannerei anche uno del mio partito che apostrofasse in tale maniera il Presidente della Repubblica, ma un Presidente che – l’ha detto proprio il consigliere Iurescia – si comporta da presidenzialista… Non può farlo; altrimenti è una finta democrazia in mano ad un potere. Poi… è sotto gli occhi di tutti che va a braccetto con i poteri forti, con le banche…». A questo punto, Cignoni è stato interrotto dal Presidente del Consiglio Comunale, Monica Barsacchi, che lo ha invitato a misurare le parole. Ma Cignoni ha ribadito: «Va a braccetto con le banche» e la Presidente Barsacchi nuovamente: «Consigliere Cignoni, glielo ripeto: la invito a misurare le parole: sta parlando del Presidente della Repubblica italiana!» «Il consigliere che l’ha definito “poveretto” allora non è da censurare?! Qui si vorrebbe censurare da una parte sola. Questo è il problema!». Di qui, l’ennesima replica piccata della Presidente del Consiglio Comunale: «La prego, consigliere Cignoni, di astenersi da queste affermazioni; io non intendo censurare gli interventi di nessuno, ma quando si parla di una figura istituzionale come quella del Presidente della Repubblica, si abbia piena coscienza di quello che si dice e si parli in maniera corretta e opportuna». «Io approverò questo ordine del giorno – ha concluso Cignoni – ma non ritiro quello che ho detto perché sono molto critico con il Presidente della Repubblica per i modi comportamentali e politici che tiene; si atteggia, di fatto, non a Presidente della Repubblica, ma a segretario aggiunto di un partito; questo è il mio pensiero; non ho offeso nessuno, per cui…». «Si assume completamente, ovviamente, la responsabilità delle sue affermazioni», ha replicato la Barsacchi. E Cignoni, ironico; «Ma io mi posso assumere tutto, ma se ne assumerà anche il Presidente delle sue responsabilità in avvenire. Mi dispiace soltanto che è molto anziano, per cui forse non avremo molto tempo di dialogare con lui e con la sua parte politica in avvenire». Cignoni lamenta infine il fatto che il documento non era stato sottoposto prima alla sua attenzione. L’ordine del giorno è stato dunque messo in votazione ed approvato con 18 voti a favore ed un’ astensione.

 

Il quadro politico che emerge è dunque quello di un Consiglio Comunale nel quale – fermo restando il non trascurabile dato consistente nel fatto che si discuteva di cose di carattere nazionale e non di urbanistica o altre questioni locali – Rifondazione Comunista sembra più una forza di opposizione che di maggioranza. Quanti ai pentastellati, ovvio che sarebbero all’opposizione se sedessero in Consiglio Comunale. Se sedessero. Per ora non ci siedono, ma il mandato e è in scadenza. E non è da escludere che, al momento del rinnovo dell’organo, una pattuglia a 5 stelle entri in Consiglio Comunale. A quel punto, c’è da metterci la mano sul fuoco, la tensione politica si “taglierà a fette”, tanto sarà consistente. E se già ora siamo a questi livelli…