Collesalvetti Al via giovedì 12 gennaio 2023, ore 17:00, alla Pinacoteca Comunale “Carlo Servolini (via Umberto I°°, n. 63 – Collesalvetti) la tavola rotonda Il mio nome è Meriggio. D’Annunzio nel paesaggismo tra Ottocento e Novecentopromossa dal Comune di Collesalvetti, ideata da Francesca Cagianelli con Valeria Cappelletti, in occasione del 160° dalla nascita di Gabriele d’Annunzio, e in coincidenza con la grande mostra “La Beata Riva. Gino Romiti e lo spiritualismo a Livorno. Protagonisti e Cenacoli tra la Scuola di Guglielmo Micheli, il Caffè Bardi e Bottega d’Arte”, promossa da Fondazione Livorno, Fondazione Livorno Arte e Cultura e Comune di Collesalvetti, a cura di Francesca Cagianelli.

Dopo i Saluti istituzionali di Adriana Ciurli, assessore alla Cultura del Comune di Collesalvetti, e Francesca Cagianelli, Conservatrice della Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, andrà in onda l’Audio-Video “Riga di vele in panna verso Livorno biancica”, realizzato da Valeria Cappelletti, Giornalista pubblicista, direttore responsabile del quotidiano on line LIVORNOSERA.IT, in collaborazione con la Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, in occasione della mostra “La Beata Riva. Gino Romiti e lo spiritualismo a Livorno. Protagonisti e Cenacoli tra la Scuola di Guglielmo Micheli, il Caffè Bardi e Bottega d’Arte”, promossa da Fondazione Livorno, Fondazione Livorno Arte e Cultura e Comune di Collesalvetti, a cura di Francesca Cagianelli.

Seguirà la Tavola rotonda ideata da Francesca Cagianelli con Valeria Cappelletti e condotta da quest’ultima: interverranno Mario Bernardi Guardi, Giornalista e saggista, e Dario Matteoni, Storico dell’arte, direttore Accademia di Belle Arti “Alma Artis”, Pisa.

L’evento si concluderà con la proiezione del Video Intervista realizzato da Valeria Cappelletti, in occasione della mostra “La Beata Riva. Gino Romiti e lo spiritualismo a Livorno. Protagonisti e Cenacoli tra la Scuola di Guglielmo Micheli, il Caffè Bardi e Bottega d’Arte”, con interviste di Luciano Barsotti (Presidente di Fondazione Livorno); Michele Feo (già Professore ordinario di Filologia Medioevale e Umanistica all’Università di Firenze); Gianni Schiavon (storico dell’arte); Dario Ballantini (imitatore, attore e pittore).

Sarà Francesca Cagianelli, conservatrice della Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, a enunciare le ragioni del pomeriggio dannunziano, ritenuto assolutamente strategico rispetto alla programmazione culturale della Pinacoteca colligiana, e formulato con l’obiettivo di prospettare al grande pubblico i primi scenari del Vate al Caffè Bardi.

Tale evento costituisce un’occasione unica per assaporare una stagione culturale estremamente importante per la Livorno primonovecentesca, quella cioè afferente alla diffusione del verbo di Gabriele d’Annunzio e dell’estetica dello scrittore e filosofo Angelo Conti (Roma, 21 giugno 1860 – Napoli, 8 luglio 1930), cui non fu estraneo neppure Carlo Servolini.

L’approdo trionfale del vate, “sbarcato di carrozza con un salto a piè pari” in città nel 1906, descritto in termini pittoreschi da Gastone Razzaguta nelle sue Virtù degli Artisti Labronici (Livorno 1943), in occasione del successo tributato alla rappresentazione livornese di Più che l’amore, costituisce un’anticipazione quasi cinematografica rispetto alla diffusione dell’opera letteraria dannunziana tra i protagonisti del Caffè Bardi, indagata in catalogo grazie al prezioso supporto di un raro ma emblematico volume firmato dallo scrittore livornese Gustavo Pierotti Della Sanguigna nel 1911, ma pubblicato nel 1913, tra le pagine del quale il pannello realizzato da Gino Romiti per i locali del Caffè Bardi, raffigurante una Venere, assurge a vessillo del sodalizio cittadino, ma soprattutto incarna un ideale artistico e letterario addirittura trionfante nella Livorno del secondo decennio del Novecento, quello cioè dell’universo mitologico riportato in auge nella prosa e nella poesia di Gabriele d’Annunzio.

 

VALERIA CAPPELLETTI – giornalista pubblicista, direttore del quotidiano online di cultura Livornosera.it. Prima di aprire un proprio giornale insieme alla collega Diletta Fallani, ha collaborato per varie testate livornesi come “La Nazione”, “Trenta Giorni”, “Il Tirreno”. Laurea quinquennale in Scienze della Comunicazione conseguita a La Sapienza di Roma con una tesi sulla Libertà di informazione e la censura nei paesi del sud-est del Mediterraneo e dell’Asia sud-occidetale con la quale ha ricevuto una menzione speciale al Premio Maria Grazia Cutuli 2008; laurea quinquennale in Storia e Forme delle Arti Visive, dello Spettacolo e dei Nuovi Media conseguita all’Università di Pisa con una tesi sulla casa nel cinema horror americano. Ha effettuato uno stage presso il Corriere della Sera di Milano nella redazione spettacoli. Ha pubblicato un libro di racconti di genere horror dal titolo “Le vie del male” e un saggio dal titolo “Home Scary Home” dedicato alle case infestate nel cinema horror americano. Ha vinto vari premi con vari racconti.

MARIO BERNARDI GUARDI – Studioso di storia, letteratura e cultura politica, ha pubblicato in volume saggi su Borges, Nietzsche, Jünger, il mondo della Mitteleuropa, Berto Ricci, i tic e tabù della cultura radicalchic, la memorialistica di Salò. Conferenziere, presidente di prestigiose istituzioni culturali come l’Accademia dell’Ussero di Pisa, ha collaborato alla RAI con la rubrica “L’Argonauta” e con “La Versiliana” ideando “spazi” dedicati alla cultura e all’attualità. Divulgatore di storia per numerose testate, da più di dieci anni nella giuria del Premio Acqui Storia, firma per la terza pagina di quotidiani come “Il Giornale”, “Il Foglio”, “Libero”, “Corriere della Sera-Corriere Fiorentino”. Tra le sue ultime opere “Fascista da morire” (Pagliai, 2016), “La morte addosso” (Pagliai 2021, Premio Firenze), “Toscani all’inferno” (La Vela, 2021), “Il Canto della Gabbia” (Pagine, 2022).

DARIO MATTEONI – storico dell’arte, dal 2010 al 2015 ha ricoperto la carica di direttore dei Musei Nazionali di Pisa. Tra il 1991 e il 1998 è stato caporedattore della rivista di storia dell’architettura “Rassegna” diretta da Vittorio Gregotti. Dal 1992 al 1995 è stato professore a contratto di storia dell’architettura presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino. Ha collaborato con istituzioni museali italiane ed europee alla preparazione di mostre dedicate a temi dell’arte e dell’architettura moderna e contemporanea, tra cui L’aventure Le Corbusier, Centre Pompidou, Parigi, 1987; Il viaggio in Italia, Triennale di Milano, 1987; L.H. De Koninck architecte des années modernes, Archives d’Architecture Moderne di Bruxelles, 1990; Toulouse Lautrec. Luci e ombre di Montmartre, Pisa, Fondazione di Palazzo Blu, 2015. Per la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo ha curatole le mostre: La Belle Epoque. Arte in Italia 1880 1914 (Palazzo Roverella, 2008); Déco. Arte in Italia 1919 1939 (Palazzo Roverella, 2009); L’Ottocento elegante (Palazzo Roverella, 2011); Il Divisionismo. La Luce del Moderno (Palazzo Roverella, 2012). Nel 2012 ha curato la mostra per la Regione Lombardia Gio Ponti e il fascino della ceramica, e nel 2015 la Poesia della tavola nel ridotto del Teatro Petruzzelli di Bari. Dal settembre 2016 ricopre la carica di Direttore dell’Accademia di Belle Arti “Alma Artis”, Pisa.

 

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