GuasticceL’editoriale Chi conosce il mio modo di fare giornalismo, sa che a me non piace fare opinione, né entrare nelle questioni, se non per descriverle nella maniera più asettica possibile. Tuttavia un ultimo episodio, avvenuto ieri, mi ha suscitato delle riflessioni, delle idee, che intendo condividere con voi lettori.

 

Invitato ad un venticinquesimo di matrimonio, sono stato ospite, dopo la Messa celebrata nella chiesa di Guasticce, in una struttura ricettiva del paese presso la quale gli sposi (non più novelli) hanno offerto ai loro ospiti un aperitivo per festeggiare un amore che va avanti da un quarto di secolo. Ed è proprio in quel contesto che ho sentito un uomo, che non conoscevo, chiedersi il perché non si cerchi di fare di più, molto di più, per valorizzare un territorio come quello della campagna guasticciana, incentivando il turismo e anche la vitalità del tessuto commerciale locale ad esso legato. Questa frase mi ha dato il la, come si suol dire, per elaborare alcune riflessioni, che riguardano Guasticce, ma fondamentalmente il territorio del Comune di Collesalvetti tutto. Ma intanto iniziamo con Guasticce, per poi riprendere il discorso in maniera più ampia in un secondo momento.


 

La proposta Quello che balza subito agli occhi da questo punto di vista è l’assenza di una Pro Loco. Esistono sì, lodevoli realtà composte da persone che si danno da fare per organizzare eventi nel paese, sacrificando tempo ed energie, ma una vera e propria Pro Loco, intesa nel senso proprio di ente che ha finalità di promozione culturale e turistica a favore di una località, questo manca. Per far questo occorrono chiaramente: tanta buona volontà, tante persone, un progetto chiaro, la collaborazione fra tutte le realtà del paese (Consiglio di Frazione, associazioni, raggruppamenti vari di persone, Parrocchia, commercianti e società sportive) e l’intento di andar oltre la polemica e l’autocommiserazione.

 

Il primo punto è l’ultimo sono due facce della stessa medaglia. In un percorso di maturazione, individuale e collettivo, deve infatti esserci quel momento in cui si finisce di piagnucolare sulla diagnosi per darsi da fare sulla terapia. Non nego né ignoro che la comune convivenza in uno stesso paese – è così dappertutto – comporti fra persone situazioni spiacevoli, antipatie, talvolta astio, ma la maturità di un percorso collettivo sta nel superarle, nel metterle da parte a favore della costruzione di un grande progetto comune, nel quale ritrovarsi tutti. Una Pro Loco in cui convoglino se non tutte, quantomeno le migliori energie del paese.

 

Un progetto di ampio respiro che attiri gente, mediante l’organizzazione di eventi, anche da altre province, considerando anche il canale privilegiato della FI-PI-LI, che ha un’uscita proprio a Guasticce, anche se, assurdamente, nell’indicazione sta ancora scritto “Interporto”, anziché “Guasticce”. Il primo passo in questa direzione non può che essere il ritrovarsi (tutti) a discuterne intorno ad un tavolo. Tutti: Consiglio di Frazione, associazioni, raggruppamenti vari di persone, Parrocchia, commercianti e società sportive.

 

Sicuramente si paleseranno davanti parecchi ostacoli, ma se c’è la buona volontà, la volontà di andar oltre il malcontento e la sterile polemica. Dico “sterile” perché la polemica ci sta, è la natura delle cose; solo chi vive in un mondo diverso da quello della realtà, può credere che essa possa non esserci. Il punto sta nel saper non renderla sterile, nel sapersi traghettare da essa verso un qualcosa di costruttivo. Parecchi – lo ribadisco – saranno gli ostacoli cui far fronte, ma se ci sarà l’entusiasmo e se tutti riusciranno a sedersi ad uno stesso tavolo – cosa che non accade da tantissimo tempo – Guasticce avrà già vinto.

 

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