Ugo Meucci

Vicarello Papa Paolo VI lo chiamava per nome e lo voleva accanto a sé quando doveva muoversi per Roma. Stiamo parlando del Maresciallo Ugo Meucci, carabiniere, vicarellese dagli anni ’80, scomparso nei giorni scorsi, lo stesso giorno della morte del cardinal Giacomo Biffi. Nato a Guasticce nel 1919, Meucci entra giovanissimo nell’Arma dei Carabinieri nella quale ha esercitato la professione a Roma, in Sardegna, ma anche a Livorno dove ha comandato la Caserma dei Carabinieri all’interno dell’Accademia Navale.

 

Nel corso della carriera militare, ha prestato servizio anche a Castel Gandolfo, storica residenza estiva del Papa. Ed è giustappunto qui che il Meucci viene a contatto con Pio XII e Paolo VI. Quest’ultimo riservava nei suoi confronti, appunto, un’insolita confidenza, chiamandolo per nome e volendolo accanto a sé quando doveva spostarsi per la capitale.


 

L’omaggio dell’Arma Nel momento in cui lasciò le file dell’Arma, essa volle fargli pervenire il proprio omaggio. «Nel momento in cui lascia le file dell’Arma alla quale ha consacrato le sue migliore energie – scrive l’allora Comandante Generale – desidero farLe pervenire un saluto particolarmente grato e l’espressione del mio rammarico per tale distacco. Mi è altresì gradito esprimerle tutta la riconoscenza dell’Armae la mia personale per la meritoria opera spiegata durante la Sua vita militare, nel corso della quale Ella ha dato prova di elette virtù, di fede altissima e di entusiastico fervore. Testimoniano il suo luminoso passato le lusinghiere attestazioni caratteristiche ed i vari riconoscimenti conseguiti, fra cui tre campagne di guerra, la medaglia militare d’oro al merito di lungo comando di reparto, la medaglia Mauriziana al merito di dieci lustri di carriera militare e la nomina a Cavaliere dell’Ordine “al merito della Repubblica Italiana” Le sia quindi motivo di legittimo orgoglio la certezza di aver dato il meglio di sé stesso a favore della Patria e dell’Istituzione».

 

lettera dei nipotiLa lettera dei nipoti All’amato nonno hanno dedicato una lettera anche i nipoti Ettore ed Enrico, 12 e 16 anni. «Caro nonno – scrivono i ragazzi – ci rivolgiamo a te così, direttamente, perché tra le tante cose che ci hai tramandato con l’esempio c’è stata la speranza in Gesù e poiché Gesù è veramente risorto, anche tu non sei morto, ma vivi. Ci sentiamo onorati di averti avuto come nonno; sei stato per noi un autentico dono. Ti ringraziamo per i valori che tu ci hai trasmesso, sempre con l’esempio, ricordandoci l’importanza dell’onestà e della generosità. Anche tra le tante persone che sono venute a salutarti per l’ultima volta, tutte hanno manifestato il loo “grazie” per la tua testimonianza di uomo retto e giusto. Noi ti ringraziamo per le tue tenerezze nascoste, per il tuo amore anche burbero, ma profondo e sincero. Nonni come te sono uomini rari, antichi e con profondi valori che inneggiano la bandiera della lealtà e dell’onore. Quindi, davanti a te, esempio per noi di profonda integrità morale, promettiamo di rispettare l’ultimo tuo amorevole insegnamento: quello di volerci bene… SEMPRE. Ettore ed Enrico»

 

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