Lucia Cocchi

Lucia Cocchi

Collesalvetti Colligiana. Classe 1945. Una vita trascorsa tra famiglia e impegni lavorativi come agente assicurativa. Ha preso parte a diverse mostre, raccolte e concorsi. Protagonista, durante la kermesse Colle sotto le stelle, della mostra “Incanto”, allestita ieri presso il Circolo Pd di Collesalvetti, ma che va avanti dal 7 giugno scorso. Stiamo parlando di Lucia Cocchi, che così si racconta a  Collenews.it.

 

Cocchi, lei ha frequentato scuole o accademie artistiche o si definisce autodidatta?


«Mi ritengo autodidatta. Ho iniziato negli anni ’80. Poi, per un lungo periodo di circa 20-25 anni, ho cessato a causa di impegni di famiglia e lavorativi come agente assicurativo. Dopo che sono andata in pensione, ho ripreso in mano i pennelli: sentivo che dovevo esprimere le sensazioni che scaturivano in me. Ho frequentato un corso qui a Collesalvetti, presso la scuola Hdemy, con la guida di Albo Favilli, che considero il mio maestro. Ho infine preso parte a molte rassegne, mostre e concorsi anche fuori dal mio territorio».

 

Come nasce questa passione per la pittura?

«Probabilmente ho sempre avuto questa passione, ma l’ho scoperta negli anni ’80 perché mia figlia frequentava una scuola artistica. Anche per aiutare lei, mi sono dedicata a questa attività culturale. Quindi, la passione che era già dentro di me è definitivamente sbocciata. Come si vede nella mia mostra (“Incanto”, ndr) cerco di trasmettere al visitatore quella che è la mia visione simbolica della realtà, una impressione totalmente personale».

 

Incanto2Il suo stile è riconducibile alla corrente del Chiarismo. Ma, essendo originaria del territorio livornese, si è mai cimentata nella produzione di opere in stile macchiaiolo?

«No, quando iniziai ad abbozzare i primi dipinti, dopo essermi comprata giusto qualche pennello e tubetto di colore, sono partita subito con il Chiarismo. Se io dovessi dipingere qualcosa con tonalità scure ed intense, a me non piacerebbe il quadro. Non mi rispecchierebbe. Come ho scritto nel mio catalogo, dall’esigente ricerca di me stessa, dai ricordi, le sensazioni, le emozioni, le nostalgie, nasce la mia pittura. Essa non è altro che l’incanto (non a caso il titolo della mostra, ndr) che è in me quando osservo un fiore, un tramonto, quando ascolto la musica divina e soprattutto i silenzi dell’anima».

 

Il titolo della sua mostra qui a Collesalvetti è appunto “Incanto”. Un incanto riferito alla natura, la quale è la protagonista di quasi tutte le sue opere. Le interessa, invece, dipingere l’essere umano?

 

«L’essere umano non mi interessa sotto il profilo artistico. Non mi trasmette quelle emozioni, quelle tonalità tipiche della mia cifra artistica. Mi ritengo una pittrice paesaggista. Fin dagli esordi, mi sono sempre sentita attratta dalla magia che la natura mi trasmette quando dipingo. Per questo motivo, scaturiscono colori tenui e scene intimiste. Essendo chiarista, quindi postimpressionista, nelle mie opere traspaiono l’impressione, i ricordi, le sensazioni lontane, le emozioni che la natura riesce a rievocare in me stessa».

 

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