Andrea Romano 2Collesalvetti Dopo l’esposizione dell’onorevole Romano, (leggi qui), lunedì sera, si è aperto fra gli iscritti al circolo colligiano del PD e lo stesso deputato un dibattito particolarmente sentito e vivace. E, come avviene a livello nazionale, anche a Collesalvetti si sono mostrate le due anime del Partito Democratico. Se parte degli intervenuti erano entusiasti o comunque accondiscendenti rispetto alla linea-Renzi, altri non lo erano affatto. Fra questi, un iscritto, in modo particolare, ha manifestato tutte le sue perplessità.

 

Il consigliere comunale Giovanni Biasci ha dibattuto con Romano sul Jobs Act e sul falso in bilancio, mentre il suo collega Maurizio Scatena ha parlato col deputato dell’«eccesso di annunci» e della necessità di una riforma della Pubblica Amministrazione. Per Biasci «il Jobs Act è uno strumento che dovrà essere analizzato nel tempo, ma sicuramente non porterà lavoro. In Italia finché non si risolvono i problemi della corruzione e del falso in bilancio, finché non si agirà su questi aspetti con una legislazione decente non si attrarranno nuovi investitori esteri. Solo questo, però, può portare nuovo lavoro».


 

Fabio Iannone (PD)

Fabio Iannone (PD)

“Gonfiarsi di aria” A seguire, anche il capogruppo PD in Consiglio Comunale, Fabio Iannone, è intervenuto parlando della necessità di una legge sui partiti e della logica dell’alternanza. «Non vorrei – ha detto Iannone – che ci gonfiassimo di aria, che i consensi del PD crescessero a dismisura solamente perché non c’è un competitor credibile nell’altro schieramento».

 

 

 

 

 

 

Andrea Crespolini

L’assessore Andrea Crespolini

La rivoluzione Renzi e il PD L’assessore al bilancio del Comune di Collesalvetti, Andrea Crespolini, dal canto suo ha parlato con Romano della «rivoluzione liberale di Renzi all’interno del PD». «Questa rivoluzione – ha rilevato però Crespolini – viene però ancora metabolizzata attraverso meccanismi di scontro fra renziani, bersaniani, civatiani e le altre sensibilità. Scontro presente a tutti i livelli. Secondo te – ha chiesto Crespolini a Romano – come è possibile andare avanti, far attuare questa rivoluzione al di là delle ideologie, delle correnti?». «Il confronto, anche aspro – gli ha risposto il parlamentare – è fisiologico, inevitabile. Certo, questa rivoluzione dovrà essere interiorizzata. La sfida che ha di fronte Renzi è costruirlo questo partito. Bisogna che Renzi non faccia l’errore di Berlusconi che non ha mai costruito il suo partito. La sfida più difficile di Renzi sarà costruire un partito che sopravviva a Renzi».

 

Scuola e Jobs Act Un altro iscritto al partito è intervenuto sui temi della riforma della scuola e il Jobs act. «Nella riforma della scuola si prospetta un modello partecipativo da parte degli studenti nel modello universitario. Questo mi fa venire in mente un qualcosa sul mondo del lavoro, parlando del Jobs Act e dell’introduzione del contratto a tempo indeterminato che in Germania c,è da moltissimo tempo. Questa riforma avrà grande importanza nelle grandi aziende. Tutto ciò mi fa pensare anche al ruolo del sindacato in tutto questo dove il sindacato unico e le aziende non si confronteranno solo sulle strategie aziendali ma che discutono molto su come dev’essere condotto il lavoro in fabbrica e sulle condizioni dei lavoratori. E questo mi fa pensare anche al ruolo del sindacato del futuro. Il sindacato secondo me dovrebbe incominciare ad incentivare le aziende ad una maggiore partecipazione. Anche se c’è da dire che stando così le cose il sindacato non esiste anche perchè i rapporti di forza sono totalmente rovesciati».

 

L’intervento più critico Un altro iscritto al PD, Franco Vannozzi, si è invece espresso in maniera contraria sul Jobs Act e le Politiche renziane. Il suo è stato l’intervento più duro. «Io credo che l’Italia sia un paese che ha tantissimi problemi – ha affermato l’uomo – e che quindi ci sia la necessità di intervenire. La mia critica a Renzi sta nel fatto che secondo me si sta intervenendo sulle cose sbagliate e si sono date anche delle priorità sbagliate anche per quanto riguarda il Jobs Act. Secondo quanto statuito da quest’ultimo, adesso il lavoratore può andare in banca perché ha un lavoro a tempo indeterminato per poter accendere un mutuo. Ma in realtà non è così e lo sappiamo tutti, anche perché i banchieri sanno benissimo che passati dodici o tredici anni in un azienda avrai più o meno ventiquattro mesi di liquidazione, che ti potranno licenziare in qualsiasi momento anche senza ragione e senza nessuna tutela. Nel mondo del lavoro si ha infatti una perdita secca di diritti, che serve a diminuire il costo del lavoro. Una volta, quando c’era la lira, esisteva la svalutazione della lira mentre oggi abbiamo deciso di svalutare il lavoro, provvedimento che ovviamente va a gravare sulle spalle dei lavoratori stessi. Adesso vengono fatti decreti legge decidendo di intervenire sulle liquidazioni, tassando ulteriormente le rendite dei fondi pensione che erano stati creati e consentivano al lavoratore dipendente quando sarebbe arrivato alla meta della pensione di avere una “stampella” che gli consentiva di andare in pensione senza poi perdere così tanto. Su queste cose ci mettiamo mano solamente per fare cassa e sinceramente non vedevo la necessità di intervenire in questo settore».

 

«Parlando poi di altri interventi che sono stati fatti: le Province non le voteremo più ma esistono, il Senato non lo voteremo più ma esiste e esiste con tutte le persone nominate, che provengono da altre parti. Molto probabilmente ultimamente nelle Regioni abbiamo visto che non abbiamo il meglio della politica e molto probabilmente sarà facile che molti di essi ce li ritroveremo a Roma. Questa è stata fatta come una riforma per sveltire tutto ciò che il Parlamento voleva fare. A me onestamente non sembra che in Italia ci sia mai stata una carenza nel legiferare, abbiamo cinque volte le leggi che hanno in Inghilterra o in Germania; abbiamo legiferato tantissimo ma il problema sta nel fatto che abbiamo legiferato male e che di conseguenza esistono leggi che nemmeno riusciamo a comprendere. Quando modifichiamo la legge, non riscriviamo tutto, ma modifichiamo solo “a pezzi”, poiché abbiamo una casta di avvocati che non riuscirebbero a lavorare. Il problema sta anche nei decreti applicativi: probabilmente esisteranno delle leggi del Governo Letta che sono ancora prive di decreti applicativi. Il problema quindi non stava nell’abolizione del Senato, ma nel riscrivere le cose in maniera che funzionassero meglio. Invece non siamo andati in questa direzione. C’erano tante cose su cui intervenire, ad esempio sulla burocrazia che sta soffocando il paese, sul sistema della giustizia che non funziona e che si ritrova privo di una legge anticorruzione adeguata. Sulla corruzione infatti non si è fatto un decreto legge, ma si è fatta una legge, mi chiedo come mai in questo settore non ci sia la necessità di andare veloce. Possiamo sicuramente dire che Renzi è un personaggio che ha dato una svolta alla politica, ma c’è anche da dire che pian piano la gente si accorge di quello che è stato realmente messo in atto così come è avvenuto quando al governo subentrò Berlusconi».