Pietro_Grocco

Pietro Grocco

Guasticce Il 12 febbraio 1916 moriva Pietro Grocco, medico, senatore e nel contempo uno dei più importanti agrari di Collesalvetti. Alla vigilia del centenario della sua scomparsa, la rievocazione di questa figura emblematica e rivoluzionaria per l’Italia e anche soprattutto per il territorio colligiano. Un tuffo nella storia per meglio comprendere il valore di quest’area e di come il sacrificio e l’ingegno di una figura poliedrica come quella di Grocco, abbia portato ad eccellenza il settore agricolo, impiegando tutti i suoi risparmi, acquistando larghe plaghe di terreno abbandonato e maltenuto, trasformandolo rapidamente, sia dal lato tecnico, amministrativo, igienico che economico-industriale in apprezzatissimi laboratori agricoli sperimentali.

 

Dalle origini ai riconoscimenti Accademici Pietro Grocco, nasce ad ad Albanese il 27 giugno 1856, figlio di un modesto artigiano. Potè istruirsi solo grazie all’aiuto di uno zio parroco, che gli permise di compiere gli studi superiori. Successivamente iscritto alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Pavia, divenne allievo di Orsi, e subito assistente dopo la laurea del 1879. Nel 1881 ottiene l’incarico di insegnamento di Propedeutica clinica nella facoltà pavese. Per qualche periodo frequenta la clinica di Charcot a Parigi e l’anno seguente a Vienna l’istituto diretto da Nothnagel, acquisendo una approfondita preparazione in campo neurologico. Nel 1884 sempre a Vienna frequenta il gabinetto di elettroterapia. Nello stesso anno diventa cattedratico di Patologia speciale Medica dell’Università di Perugia, dove diviene amico del fisiologo Antonio Marcacci, con il quale approfondisce la propria formazione in fisiologia, materia da lui ritenuta fondamentale per l’esercizio della pratica medica. Nel 1887 dirige a Pisa la cattedra di Clinica Medica, dove resta fino al 1892, quando è chiamato a firenze a dirigere la cattedra di Clinica Medica dell’Istituto di studi superiori di Firenze, dove riorganizzerà la clinica, arricchendola di nuovi laboratori. Sempre nel 1892 è nominato ispettore governativo e direttore sanitario delle Terme di Montecatini, curandone la ristrutturazione ed istituendo dei moderni laboratori, contribuendo in tal modo a rendere Montecatini una delle stazioni termali più rinomate d’Italia. Presidente dell’Accademia Medico Fisica Fiorentina e della società società di Idrologia, fondò importanti periodici medici, come “Rivista di Clinica Medica” e la “Settimana medica dello sperimentale”. La fama di Grocco come medico illustre, abilissimo, capace di diagnosticare e curare appropriatamente era riconosciuta a livelli molto alti e ne faceva uno dei personaggi più ricercati nella buona società del tempo, avvicinandosi a una clientela estremamente qualificata e selezionata, (al cui interno spiccano nomi come quelli di Giuseppe Verdi e Gabriele D’Annunzio), che varcava i confini italiani.


 

Si tratta di un personaggio che tuttavia non si limitava ad agire nel ristretto campo della scienza medica; per le applicazioni della sua pratica medica (fra le quali tuttora famoso il triangolo Grocco), per le sue attività di largo successo nel campo dell’igiene e del termalismo, impersona come pochi altri scienziati del tempo, il valore progressivo e innovatore della scienza nell’immaginario collettivo di grandi masse di popolazione, che potevano immedesimarsi anche nel personaggio, di umili origini ma affermatosi in base alla propria competenza e capacità.

 

L’investimento sul territorio colligiano 

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Fattoria Pietro Grocco- Il toro “Imperatore” della premiata stazione taurina del 1956

Nel 1901 acquisisce la fattoria di Nugola nuova e quindi quella di Guasticce, la quale è stata ereditata dalla pronipote Lea Grocco e attualmente gestita dal figlio, giovane imprenditore, Niccolò Narni Mancinelli Grocco. Quest’ultima vanta dunque una tradizione secolare di attività nel settore agricolo e tutt’oggi spicca tra le concorrenti del territorio colligiano non solo per l’elevato numero di terreni ma soprattutto per i suoi abbondanti raccolti frutto delle generose proprietà geologiche del terreno. Grocco non intese questi possedimenti solo come fonte di rendita o di nobilitazione, ma si impegnò a fondo nella loro conduzione, con una “vera passione per l’agricoltura”, cercando di ammodernare le pratiche colturali e investendo capitali ingenti per alcune attività specializzate.

 

Questa modernizzazione non consisteva solo in una industrializzazione delle lavorazioni che in quel momento si prospettava come una delle possibilità in atto nelle zone agrarie più avanzate d’Europa ma non aveva quasi per niente investito l’agricoltura italiana e tanto meno le aree a mezzadria; comportava anche una razionalizzazione e consolidati dei rapporti fra proprietari e coloni, particolarmente interessati nel campo della mezzadria.

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Come ebbe a dire lui stesso secondo la testimonianza di Giuseppe D’Ancona, «Compiuto un esatto e completo rilievo cartografico delle fattori e per ciascun podere fu stabilito un adatto avvicinamento delle colture, non già per seguire vecchi dogmi della rotazione, ma per creare in chi dirigesse le aziende la debita conoscenza sulle particolarità di ogni coltivazione, senza lasciare arbitrio ai coloni. Bisognava produrre molto, presto e a buon prezzo, diceva il professore e a  tal fine fu diretto ogni sforzo: lavori accurati e profondi dei terreni; laute e convenienti concimazioni, copiosa produzione di foraggi, irrigazione dei prati stabili, selezione zootecnica e allevamento con riproduttori scelti di razze opportunamente preferite e cioè la razza bianca per riproduzione e lavoro e la razza bruna per la produzione del latte, tutelandone le condizioni igieniche del trasporto e di distribuzione in Livorno».

 

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La rottura degli schemi per l’innovazione

In questo sforzo estremamente ampio e impegnativo, Grocco si rivolse comunque a specialisti del settore, innovando quindi anche rispetto alla tradizione della mezzadria che prevedeva la conduzione tecnica della fattoria affidata a quella figura in fondo mista, fra controllo sociale e competenza tecnica che era il fattore: si affidò infatti a contabili e agronomi. Questa attività intensa e complessa, in cui le relazioni mezzadrili venivano mantenute ma in un contesto che le sottoponeva a forte tensione rispetto agli equilibri tradizionalmente consolidati, poteva probabilmente essere sostenuta da Grocco, che era disposto certamente a investire grandi capitali nei suoi possessi colligiani, senza entrare in netto conflitto con i coloni, a cui come si è visto tendeva comunque a togliere gran parte della autonomia tradizionale. Anzi, nella memoria collettiva e celebrativa che lo accompagnò dopo la morte, la sua figura appare come particolarmente vicina al mondo contadino, a cui anzi si riconduceva la sua stessa origine.

 

Eventi commemorativi in programma Per il centenario della scomparsa del professore, la famiglia, erede di numerose opere del suo ingegno e di testimonianze dal mondo culturale dell’epoca ha in programma di organizzare eventi commemorativi, tra i quali alcune mostre illustranti i mezzi e le varie fasi di sviluppo che hanno portato l’azienda agli attuali livelli.