Logo Confindustria LivornoGuasticce I 108 lavoratori della Mtm lasciati a casa pongono il problema dello sviluppo economico del territorio di Collesalvetti, ma non solo. Una importante infrastruttura come l’Interporto, infatti, suggerisce che c’è bisogno di una stretta collaborazione con i comuni limitrofi per rilanciare l’economia e l’occupazione locali. A tal proposito, abbiamo interpellato Umberto Paoletti, Direttore di Confindustria Livorno.

 

Perché lo stabilimento Mtm di Cherasco in Piemonte è rimasto aperto mentre quello di Guasticce ha dovuto chiudere?


 

«La spiegazione sta nel fatto che l’unità produttiva di Guasticce era sostanzialmente un’estensione di quella di Cherasco, che si era resa necessaria per il notevole aumento di volumi di richiesta di montaggio degli impianti gas all’epoca dell’insediamento della fabbrica nel territorio colligiano. Questo si era tradotto in picchi di manodopera dovuti ad un mercato dell’auto che viaggiava con numeri alti. Dopodiché, la contrazione del mercato ha prodotto una revisione della produzione complessiva degli impianti che ha portato alla chiusura della Mtm di Guasticce. Inoltre, la contrazione di lavoro non è dipesa solo dalla congiuntura di mercato dell’auto, ma anche dal fatto che, in un ambito di economia di scala, le aziende produttrici di automobili, prima clienti delle aziende che producevano gli impianti gpl, ora attuano direttamente l’installazione di questi impianti: pertanto, le automobili escono dalla fabbrica già equipaggiate».

 

Sono queste le motivazioni della rapida ascesa e altrettanto rapido declino della Mtm di Guasticce, dal suo punto di vista?

«Sì, è dovuto principalmente alla crisi storia del mercato dell’auto e del settore della componentistica per auto, che era il settore della Mtm. E il discorso è da estendere alla componentistica in generale in tutto il mondo e in Europa, basti pensare ai numeri da capogiro degli esuberi della Renault in Francia, dove purtroppo siamo nell’ordine di alcune migliaia di persone».

 

Cosa chiede Confindustria Livorno alle Amministrazioni colligiana e livornese per il rilancio dell’area interportuale?

«Dobbiamo fare alcune distinzioni. Innanzitutto, c’è una richiesta generalizzata, a tutte le Amministrazioni Comunali, di adottare delle procedure burocratiche non scoraggianti nei confronti delle realtà già esistenti o di nuovi investimenti. Ad esempio, abbiamo bisogno di certezza di tempi, positive o negative che siano. Devo dire che l’Amministrazione di Collesalvetti, in questo ambito, non è tra le peggiori, anzi devo dire che la sensibilità industriale del territorio colligiano è sempre stata alta. Lo dimostra la decisione nella pianificazione urbanistica dove una cospicua quantità di aree sono state destinate agli insediamenti produttivi. In questo ragionamento, è necessario che i due Comuni, che costituiscono un’area integrata omogenea, adottino degli strumenti urbanistici integrati tra loro. E mi sembra che i primi contatti tra il nuovo sindaco Nogarin e il sindaco Bacci stiano procedendo in questo senso».

 

Avete delle idee per attrarre nuovi investimenti nel territorio e nell’Interporto?

«Siamo disposti a collaborare con le istituzioni. Purtroppo, però, non esistono ricette precise dati i risultati in cui versa l’economia in generale. Certamente, l’interesse e l’entrata nell’azionarato dell’Interporto da parte della Autorità Portuale di Livorno è un fatto strategico ed importantissimo. L’avvio delle procedure per l’insediamento del cantiere che realizzerà le ferrovie in Darsena Toscana è un altro elemento determinante. La costruzione della Darsena Europa nel porto di Livorno è un altro passo fondamentale rispetto al quale è vitale che il Comune di Livorno acceleri le procedure per l’approvazione della variante anticipatrice del Piano Regolatore del Porto. Altrimenti, se quest’ultimo viene ritardato, saltano le ipotesi e le speranze di nuovi investimenti. Inoltre, nell’assemblea annuale di Confindustria, abbiamo detto che un maggiore dialogo istituzionale fra le realtà della Provincia di Livorno e di Pisa potrebbe rilanciare le attività produttive, quindi l’occupazione e tutto quello che ne consegue. Immaginiamo un quadrilatero ideale tra Livorno, Collesalvetti, Pontedera e Pisa dove, tra attività manifatturiere e logistica, possiamo diventare una zona attrattiva in Italia. Oltre al porto, all’aeroporto, alla ferrovia che arriverà in Darsena Toscana, l’autostrada e la superstrada, abbiamo un retroterra territoriale, l’Interporto, che abbraccia prevalentemente il Comune di Collesalvetti, completamente pianeggiante a differenza di La Spezia e Genova: questo aumenta la competitività di tutto il territorio. Non a caso ci sono due importanti investimenti in prospettiva: uno da parte del Terminal Darsena Toscana sulle gru e su altri macchinari, l’altro è quello del gruppo indonesiano Masol per la realizzazione di una centrale di produzione di energia ad olio di palma. Queste cose, unite alle dotazioni infrastrutturali che già esistono, potrebbe essere il fattore decisivo per il rilancio economico del territorio».