Il sindaco Lorenzo Bacci

Il sindaco Lorenzo Bacci

Collesalvetti Un piano strutturale congiunto per una reale integrazione urbanistica; un’unica interfaccia per le imprese che operano sul territorio; l’integrazione dei servizi socio-sanitari; le strategie comuni fra Livorno e Collesalvetti… Erano tanti gli obiettivi che Marco Ruggeri (allora candidato sindaco per Livorno) e Lorenzo Bacci (allora candidato sindaco per Collesalvetti) avevano in comune, laddove eletti entrambi. Obiettivi comuni che i due presentarono pubblicamente a Stagno, il luogo simbolo della nuova sinergia (che si voleva) fra Livorno e Collesalvetti, alla presenza della stampa (leggi qui). Ma non è andata così, ossia… è andata così solo a metà: Lorenzo Bacci è stato (ri)eletto, Marco Ruggeri, no. Che fare dunque di tutti questi programmi a seguito della rivoluzione pentastellata del capoluogo di provincia, a seguito, dunque, dell’elezione di Nogarin? Lo abbiamo chiesto al Sindaco Bacci che, nell’ambito di quest’intervista, parla anche del suo futuro politico.

 

 

Bacci Ruggeri

Marco Ruggeri con Lorenzo Bacci

Bacci, lo scorso aprile lei e l’allora candidato sindaco di Livorno, Marco Ruggeri, avevate convocato una conferenza stampa congiunta a Stagno per lanciare la proposta, laddove eletti entrambi, di un piano strutturale congiunto per una reale integrazione urbanistica; di un’unica interfaccia per le imprese che operano sul territorio; di integrazione dei servizi socio-sanitari e di strategie comuni fra Livorno e Collesalvetti, decise assieme e non da Livorno con Collesalvetti chiamato ad una semplice ratifica senza possibilità di emendamenti. Ora, lei è stato (ri)eletto, ma Ruggeri no e Livorno è diventata una città pentastellata. Tutti questi piani, l’idea di questi tavoli congiunti… Tutto rovinato, secondo lei, con l’elezione di Nogarin o tenterà di lavorare in questa direzione anche senza Marco Ruggeri?


 

«Cambiano gli ingredienti, non certo la ricetta. Almeno da parte mia c’è assoluta consapevolezza che solo cooperando sarà possibile vincere la sfida che abbiamo davanti, dando quelle risposte che i cittadini, a prescindere dalla provenienza politica dei sindaci, si aspettano».

 

A proposito di Nogarin, quante volte vi siete sentiti dalla sua elezione ad oggi? Di quali tematiche avete parlato?

«Ho chiamato Filippo Nogarin due giorni dopo l’esito del ballottaggio livornese, non solo per complimentarmi con lui, ma anche per dare subito la disponibilità ad un confronto sulle questioni che accomunano Collesalvetti e Livorno. Al momento, al di là di una risposta cordiale e interessata ad approfondire la cosa, da parte del Sindaco di Livorno, sto ancora attendendo che le intenzioni prendano la forma della concretezza».

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Si aspettava la sconfitta di Ruggeri? In cosa ha sbagliato il PD livornese?

«Sinceramente no. Ero sicuro del ballottaggio, ma non credevo che i cittadini livornesi arrivassero ad interpretare le amministrative come un referendum pro o contro PD livornese. Invece, così è stato. Segno evidente che chi fino ad oggi ha rappresentato il Partito Democratico nella città capoluogo, sia nei ruoli politici che amministrativi, è apparso lontano anni luce dal “vero” PD. Segno che, a prescindere dalla fiducia in questo partito, fortissima anche nella città labronica se si considera che lo stesso giorno si è votato anche per le europee e, in questo caso, oltre un livornese su due si è espresso a favore del PD, i cittadini hanno voluto punire la classe politica locale».

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Quante teste democratiche dovranno cadere secondo lei con la sconfitta epocale del PD a Livorno?

«E’ necessario ripartire ricostruendo dal basso, facendo in modo, anche plasticamente e visivamente, che i volti ai quali viene associato oggi il simbolo del PD, a Livorno, cambino. Ci si è ostinati a dire che gli interpreti del cambiamento avvenuto a livello nazionale potevano essere gli stessi che, a livello locale, lo avevano combattuto: il risultato è stato nei seggi, con un -17%  nei voti presi alle amministrative, rispetto alle europee».

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Teme l’effetto Livorno anche a Collesalvetti? Ritiene verosimile un governo colligiano pentastellato alle prossime elezioni?

«Assolutamente no. A Collesalvetti il PD ha saputo rinnovarsi al proprio interno, chiamando a giocare da protagonisti donne e uomini che dieci anni fa nemmeno era pensabile potessero ricoprire i ruoli più importanti all’interno dell’Amministrazione, a partire dal sottoscritto. Con il contributo dei cittadini, attraverso le primarie del 2009, si è voluto dare un segnale di forte cambiamento costruttivo, del quale il centrosinistra si è reso protagonista. Dove invece il centrosinistra ha subito il cambiamento, come nel caso di Livorno, il risultato è stato che questo è arrivato da fuori».

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C’è chi continua a sostenere che lei, renziano della prima ora, con il nuovo corso politico non potrà che essere promosso e che dunque, di fatto, abbandonerà la carica di Sindaco di Collesalvetti per una poltrona più prestigiosa. E’ così? Come immagina il suo futuro politico?

«La mia esperienza da Sindaco è nata per volontà condivisa del Partito Democratico locale e della comunità colligiana. Soprattutto della comunità colligiana. Quando sono diventato Sindaco, nel 2009, Renzi lo diventava di Firenze, compiendo un percorso simile al mio, rischiando e giocando una partita in prima persona, senza alcun tipo di paracadute. Essendo il mio partito fermo alla fusione fredda tra DS e Margherita, ho sempre sostenuto Matteo Renzi individuando in lui l’unica persona adatta a far nascere il “vero” PD. Ma è bene precisare che i risultati che abbiamo raggiunto su Collesalvetti, dove il PD da solo ha raggiunto il 56%, sono da ascrivere in larga parte a quanto i cittadini hanno sperimentato negli scorsi cinque anni sulla propria pelle. Per questo, e per come sono fatto, io non aspetto promozioni dall’alto da parte di nessuno e se in futuro vorrò provare a portare il mio contributo altrove lo farò se e solo se la sfida sarà nella direzione di ciò in cui credo: non c’è prestigio più grande che essere considerato affidabile e credibile da parte della propria comunità di provenienza. Ed il mio punto di riferimento, nel cambiamento di cui si sta rendendo finalmente protagonista il mio partito anche a livello nazionale, continueranno ad essere sempre e solo i cittadini».

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