Alessandro BenvenutiCollesalvetti Divertente, graffiante, realista. Così si può definire “Un comico fatto di sangue”, commedia in cinque atti scritto, diretto e recitato da Alessandro Benvenuti, con la collaborazione drammaturgica di Chiara Grazzini, andato in scena presso la Sala Spettacolo di Collesalvetti venerdì 13 febbraio alle ore 21:15.

 

Prima dell’inizio, il direttore del teatro Mario Menicagli ha voluto dedicare la rappresentazione a Mirko Cignoni, scomparso prematuramente a seguito di un incidente stradale, e ha fatto proprie le parole di cordoglio espresse dalla Giunta Comunale al vicesindaco Libera Camici. La platea si è unita osservando un minuto di silenzio, mentre l’attore, dopo la recita, ha porto le condoglianze.


 

Una commedia di cinque atti, appunto. In cui Alessandro Benvenuti e la moglie Chiara Grazzini hanno voluto analizzare il lento degenerare dei comportamenti di un nucleo familiare dal 2000 al 2015. Il pubblico diviene partecipe dei punti di vista di marito e moglie nelle dinamiche con le loro due figlie e dei loro ingombranti animali domestici. Il progressivo aumentare della drammaticità dell’esistenza va di pari passo con un climax di comicità sorprendente.

 

«È una storia familiare che racconta un lento degrado in una famiglia a causa di un tenero cucciolo di cane – racconta a margine dello spettacolo Benvenuti -. Quello che io trovo interessante nell’averlo scritto è che racconto la storia di un uomo e di una donna che si amano e che non sono avulsi l’uno dall’altra. Quello che rende il tutto ancora più comicamente drammatico è il fatto che, nonostante l’amore e la passione, un piccolo cucciolo produca una devastazione del genere».

 

E ancora: «Nella ricerca di un linguaggio comico, si cerca sempre di entrare nei drammi esistenziali della vita. Più entri in questo tipo di verità, più la gente si riconosce il quello che tu racconti. Le risate del pubblico di fronte anche alle battute più cattive dimostrano proprio questa appartenenza al genere umano. La storia della comicità insegna che si parte sempre da una base di tragedia perché ridere, probabilmente, è l’antidoto che aiuta a combattere quel dramma esistenziale che è la vita»,  conclude l’attore.