Sala Delle Colonne, sede del Consiglio di Frazione di Vicarello

L’editoriale  La domanda qualcuno, più d’uno, se l’era già posta (leggi qui). Hanno ancora senso i Consigli di Frazione? Dopo il flop delle Assemblee Pubbliche che si sono tenute nelle frazioni la settimana scorsa, per l’illustrazione di modalità e tempistiche per la presentazione della candidatura (leggi qui), questa domanda riemerge con ancor più forza. E’ possibile che a Stagno, la frazione più popolosa del Comune, alla riunione illustrativa, partecipino solamente poco più di 10 persone? Ma in quasi tutte le frazioni i partecipanti sono stati circa una decina, spesso meno.

 

Sicuramente la modifica recentemente apportata al Regolamento per il funzionamento dei Consigli di Frazione che prevede un tempo massimo di 30 giorni per l’Amministrazione Comunale per rispondere ai quesiti provenienti dai vari Consigli rappresenta un importante passo in avanti. Chi si candida in questi organi e viene eletto, infatti, fa puro volontariato; non sono previsti gettoni di presenza o remunerazioni di alcun tipo. Stante dunque il non guadagno – spesso la rimessa – chi spende il proprio tempo a servizio della frazione, nell’organo della frazione, dunque, esige almeno delle risposte, in tempi certi, ai quesiti che pone. I Consigli di Frazione, infatti, non sono organi deliberativi o comunque, quando deliberano, queste deliberazioni non sono giuridicamente vincolanti per nessuno, né per l’Amministrazione Comunale, né per altri Enti o cittadini. Sono dunque solamente, come recita l’articolo 1 del relativo regolamento, «organismi di partecipazione dei cittadini alla vita della comunità», uno «strumento di collegamento fra le frazioni e l’Amministrazione Comunale, avente la finalità di farsi portavoce delle esigenze e dei fabbisogni dei cittadini presenti nelle frazioni di riferimento». Essi inoltre «promuovono e coordinano iniziative culturali, sportive e ricreative».


 

Stante dunque queste circoscritte funzioni, l’avere una garanzia di risposta ai propri quesiti in tempi certi, rappresenta davvero il “minimo sindacale”. Un “minimo sindacale” recepito finalmente nel regolamento comunale attraverso il quale la stessa Amministrazione si autovincola in questo senso. Sicuramente un passo nella direzione giusta, ma bisogna chiedersi se è abbastanza. E’ normale – domanda retorica – che, solo per fare l’esempio più clamoroso, in una frazione (Stagno) di quasi 5.000 abitanti, all’Assemblea per le candidature del Consiglio di Frazione si presentino in poco più di 10? E’ vero che la rappresentatività dei cittadini è prerogativa principale del Consiglio Comunale, ma seppur «organismo di partecipazione dei cittadini alla vita della comunità», seppur «strumento di collegamento fra le frazioni e l’Amministrazione Comunale», una certa rappresentatività nei confronti della comunità di riferimento, il Consiglio di Frazione dovrà pure avercela, no?! Oltre che intuitivo ed elementare questo concetto sembra rappresentare anche il pensiero di quegli amministratori che, con l’aria un po’ perplessa, hanno rilevato che ci sono stati, nella storia anche recente dei Consigli di Frazione, dei consiglieri “eletti” con zero voti. Non si sono nemmeno autovotati. Non si capisce però il perché questo rappresenti un problema se non rileva, riguardo a questi organi, la questione rappresentatività. E, se rileva, percentuali dello zero-virgola a queste Assemblee Pubbliche, rappresentano un problema (interconnesso) a loro volta. Poi, per carità, tutto può ancora, per assurdo, accadere, fino a domani, termine ultimo per la presentazione della modulistica. Ma se il numero delle candidature presentate rispecchiasse quello dei partecipanti alle Assemblee, o fosse addirittura inferiore, non si può più eludere la domanda: “Hanno ancora senso i Consigli di Frazione?”. Un giornale, come questo, che voglia essere strumento della gente, fra la gente, a servizio della gente, non può che dare una risposta positiva; una sorta di 6 politico. Continuino ad esistere, ma si trovi il modo di valorizzarli a pieno, di renderli veramente appetibili ai cittadini residenti nelle frazioni e si incentivi la comunicazione elettorale al fine di far sì che tutti coloro che possiedono l’elettorato attivo e passivo sappiano che ci si può candidare e si può votare; come, dove e quando.

 

In conclusione, non si può non domandarsi il perché quella moltitudine sempre critica, quell’esercito virtuale che lamenta, spesso giustamente, problematiche di varia natura nelle varie frazioni, non si candidi in questi organi; non oltrepassi la barriera dello schermo. Perché tutta questa folla di critici non abbandona l’arma della tastiera, spesso fine a sé stessa, per candidarsi ed usare quei, seppur pochi e circoscritti, strumenti in mano ai consiglieri di frazione al fine di tentare di risolvere positivamente quei problemi che lamenta da dietro allo schermo del PC?

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