In foto la giovane autrice Stagnina

In foto la giovane autrice stagnina

Stagno – Carolina Beppi è nata a Stagno ed ha vissuto quasi tutta la sua vita nella frazione colligiana, tranne per una parentesi di un anno, in cui ha vissuto e studiato a Londra. Studia psicologia all’università di Firenze e coltiva la sua passione per l’arte fin da piccola. Ormai ha al suo attivo diverse opere.

 

Da dove nasce questa tua passione per l’arte? Viene dai tuoi genitori, oppure è una tua personale inclinazione?


«Fin dalla più tenera età sono sempre stata una che scarabocchiava in continuazione, mentre la passione per la storia dell’arte è arrivata in una fase più avanzata. Non mi è stata trasmessa dai miei genitori, anche se da parte di mio padre ci sono diversi artisti».

 

Sei autodidatta?

«Inizialmente si, soltanto le ultime tre opere sono state realizzate dopo un anno di corso tenuto con il maestro Riccardo Ruberti, che mi ha trasmesso la tecnica e le basi che sentivo mancare nella mia preparazione “casalinga” . L’autodidatta, comunque, deve sapere quando è necessario avere qualche “dritta”».

 

Da cosa sei stata influenzata? Cioè, ti ispiri ad una qualche corrente artistica oppure hai un tuo stile personale?

«Diciamo entrambe: il genere che più mi si avvicina è quello dell’espressionismo astratto, lo sento vicino in quanto condivido la visione che propone della realtà. La realtà si modifica non con i propri occhi, ma attraverso i propri sentimenti, tutto si deforma e si trasforma, evitando i filtri logici-razionali della mente, ma passando direttamente attraverso i nostri filtri emotivi».

 

Ma quale è l’oggetto dei tuoi quadri? Cosa ti ispira?

«Allora una cosa che io dico, ma che non si dovrebbe nemmeno dire, è che ci metto di più a concepirli che a realizzarli. Questo perchè magari non realizzo nulla per settimane o mesi, poi ad un certo punto tutto quello che mi è successo e che si è accumulato nel tempo di non produzione viene stimolato da un qualche fattore esterno che provoca la fuoriuscita di tutto quello che avevo accumulato dentro di me, dando modo alla opera di formarsi».

 

Con che obiettivo vivi l’arte e crei l’arte?

Uno dei quadri di Carolina. Ha dichiarato che nessuno di essi ha ancora un titolo.

Uno dei quadri di Carolina. Ha dichiarato che nessuno di essi ha ancora un titolo.

«Premetto che sono sempre stata una persona molto timida ed inizialmente l’arte rappresentava per me, più un rifugio, un posto dove esprimere me stessa, che un mezzo di comunicazione. Il lato comunicativo l’ho esplorato soltanto dopo, quando crescendo, sia a livello di persona, che di artista, sono riuscita a scoprire sempre nuovi aspetti aspetti della cultura e dell’arte».

 

Quindi per te cosa è l’arte?

«Espressione. Io realizzo soprattutto quadri e la pittura nello specifico è una proiezione, è una proiezione quello che provi, senti e vivi attraverso qualcosa di tangibile, quindi, alla fine, l’obiettivo è quello di far accostare la persona a quello che tu proietti, ricevendo in questo modo anche risposte magari differenti. In quanto proiezione, l’arte è recepibile da un nuovo soggetto in maniera completamente differente da quella dell’autore».

 

 

A oggi quante opere hai realizzato?

«Di pittura una quindicina, mentre nel totale innumerevoli».

 

«Per concludere: quale delle tue opere senti più vicina?

Il quadro che Carolina, sente più vicino

Il quadro che Carolina, sente più vicino

«Quest’opera (riportata qua a fianco, ndr), che è stata realizzata in una notte. E’ l’opera più viva, secondo me; l’ho realizzata a Londra durante l’anno di permanenza. Questa opera rappresenta la difficoltà di quell’anno, in cui ho dovuto studiare economia, una materia che non riesco a sentirmi affine. Questo quadro rappresenta un’ pò un dualismo, è un individuo contraddittorio, in quanto anche se dai tratti somatici, si evince di come lui sia consumato e ridotto ai minimi termini, “pelle che poggia direttamente sulle ossa”, a causa del fuoco che risucchia l’energia, si può comunque vedere dalla espressione facciale quanto questo fuoco che brucia sia  allo stesso tempo la sua ragione di vita, il suo obiettivo e sentimento ultimo, che lo consuma, ma allo stesso tempo lo rende vivo. La mano invece è il soffocamento, le pressioni che provengono dell’esterno. E’ un tema a cui sono molto legata, in quanto avverto come ci sia molta pressione provenire dall’esterno. Siamo continuamente sottoposti a degli standard di vita, che non sempre ci descrivono e che non sempre sentiamo nostri».

 

Passando ad altri argomenti, te ti occupi soltanto di pittura?

«A parte della psicologia, che studio e che mi appassiona, da un punto più artistico mi occupo anche di scrittura. Scrivo qualunque cosa, a seconda del periodo e del momento; poesia e monologhi interiori su questioni filosofiche-esistenzialiste».